La nostra storia

Nel 1986 viene varata la Legge Gozzini, che prevede per i detenuti tossicodipendenti la possibilità di scontare la pena in comunità terapeutica. Per fare colloqui con alcuni giovani detenuti, alcuni volontari di una comunità terapeutica iniziano e entrare in carcere e il contatto con quella realtà, intrisa di povertà e sofferenza, fa nascere l’esigenza di un impegno totalmente dedicato a questa parte oscura della società.

Non è facile entrare in un mondo sconosciuto, dominato da logiche completamente diverse da quelle che regolano la vita all’esterno. Il gruppo comprende molto presto di aver bisogno di una adeguata formazione, di una sede, di una forma associativa più stabile.

E prima ancora ha bisogno di un nome: non volendo fare riferimento a sbarre o muri, il gruppo decide di chiamarsi Controluce, perché è in controluce che si vede il mondo dall’interno di una cella, come del resto ciò che dall’esterno si può vedere del carcere non è altro che un’ombra.

Hanno inizio i corsi di formazione annuali, aperti al pubblico, a cui Controluce non vorrà mai rinunciare nel corso degli anni successivi; ogni due settimane si tengono le riunioni degli aderenti nella sede messa a disposizione in via Garibaldi 33 dal Centro di Solidarietà di Pisa.

Il varo della legge quadro sul volontariato del 1991 spiana la strada alla scrittura di uno statuto e all’inquadramento di Controluce come associazione di volontariato. Il 15 novembre 1993 viene firmato davanti al notaio l’atto costitutivo ed entra in vigore il primo statuto.

In quel periodo le attività di Controluce sono caratterizzate da colloqui personali in carcere e da un’intensa attività di sportello, cui ricorrono famiglie di persone recluse, ma anche avvocati. Si inizia anche a fare accompagnamenti di persone in permesso premio.

Ma non manca, in questa fase, anche una riflessione di tipo sociale e politico: Controluce si pone come osservatorio della corretta applicazione della legge penitenziaria, e in varie situazioni richiama l’amministrazione comunale ai suoi impegni rispetto alla questione del carcere (ricordiamo le sollecitazioni rispetto all’accoglienza degli ex detenuti privi di supporto familiare, da cui nacque il centro Oltre il Muro, e la richiesta delle residenze di soccorso per ex detenuti non più iscritti in alcuna anagrafe comunale).

Sempre in questi anni, Controluce inizia una collaborazione proficua con altre realtà di volontariato penitenziario operanti in Toscana; contribuisce attivamente a dare vita alla Conferenza Regionale Volontariato Giustizia della Toscana e aderisce al SEAC – Coordinamento Enti e Associazioni di Volontariato Penitenziario.

Le richieste che arrivano dal carcere sono tante e diverse: per cercare di trovare soluzione ai tanti problemi delle persone con cui viene a contatto, Controluce inizia a dare vita a progetti, sia in proprio che in rete con altri enti. E così i volontari organizzano attività di scuola superiore e di accompagnamento universitario, gestiscono una casa di accoglienza per semiliberi, organizzano attività culturali e ricreative all’interno della Casa Circondariale (con particolare attenzione ai detenuti del Centro Diagnostico Terapeutico e alla Sezione Femminile), assumono la responsabiltà della redazione del periodico “La Torre e l’Alfiere” edito dai detenuti.

Tutte queste attività non vengono condotte in solitaria, ma in una profonda sinergia con altri operatori ed enti: gli educatori in carcere e gli assistenti sociali dell’esecuzione penale esterna, i volontari della Cappellania del carcere Don Bosco, della Caritas, di tante associazioni con cui a vario titolo si collabora, gli operatori di Oltre il Muro, i soci della Cooperativa don Bosco e tanti altri.

I tempi recenti vedono un ulteriore sviluppo di Controluce in direzione delle misure di comunità: anni di volontariato in carcere hanno mostrato i limiti intrinseci di una cultura penale che pretende di educare alla responsabilità privando le persone di ogni responsabilità e di fare reinserimento sociale rafforzando i muri di separazione fra il dentro e il fuori. Le sanzioni europee all’Italia per trattamenti inumani e degradanti nelle carceri hanno prodotto nuove norme che fanno ricorso a pene alternative alla carcerazione. Controluce decide di seguire convintamente questa strada e dà vita ad una serie di opportunità di esecuzione penale non detentiva mediante lavori di utilità sociale.

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